Cosa succede quando veniamo rifiutati da chi amiamo?

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Chi non ha mai ricevuto un rifiuto in amore? È davvero dolorosissimo, ci spoglia di ogni nostra sicurezza e ci fa sentire inadatti, senza valore e nella maggior parte delle volte, non attraenti.

Che sia il colpo di fulmine adolescenziale o un qualcosa di più serio in età adulta, il rifiuto fa sempre male perché entrano in gioco talmente tanti fattori che compongono la nostra persona e il nostro carattere che quindi ci sentiamo “denudati” di ogni nostro piccolo pezzetto di amor proprio e rispetto.

E vogliamo parlare delle playlist strappalacrime che puntualmente mettiamo a palla dopo una delusione amorosa o un rifiuto? Insomma, ci autoinfliggiamo punizioni che vanno solo a peggiorare il nostro stato d’animo!

Vediamo cosa dice Gray in merito ad un rifiuto in amore.

 

Chi siamo? Da dove veniamo? Ma piuttosto, come reagiamo ad un rifiuto in amore?

Quando cediamo una parte del nostro cuore a qualcuno, il modo in cui ci tiene nella sua considerazione ha un grosso effetto sulla percezione di noi stessi, così come sulla nostra disponibilità a dare amore. Se un estraneo ci respinge, l’effetto è minimo. Ma se a respingerci è qualcuno a cui teniamo, può essere così doloroso che, per proteggerci, ci ritiriamo in noi stessi e chiudiamo il nostro cuore, elevando automaticamente muri e barriere.

Ci tengo a riportarvi alcuni passi del libro di John Gray “Oltre Marte e Venere” per portarvi all’attenzione una circostanza ben particolare: non bisogna per forza usare termini aulici, complessi e settoriali per parlare di cose che ci prendono da vicino, come in questo caso.

Gray ha spiegato in maniera molto semplice che ci sono due tipi di rifiuti: se ovviamente a respingerci è un estraneo (ad esempio, parere mio, se ci rifiuta un ragazzo/a che abbiamo notato ma che non ci fila, il dolore è minimo, anzi nullo), mentre la cosa inizia a farsi più seria quando quel rifiuto proviene da chi AMIAMO.

Ogni relazione è in continuo divenire: ogni giorno può succedere di tutto proprio perché se siamo leali con noi stessi e con le nostre emozioni, capiamo bene che la nostra percezione della realtà e delle relazioni che viviamo possono cambiare ogni ora, ogni minuto, ogni secondo…

Possiamo sentire dentro di noi che quella persona che tanto amavamo non ci fa sentire più quel fuoco, quelle farfalle nello stomaco e, se siamo coerenti e sinceri con noi stessi e con il partner, esterniamo ciò che sentiamo e agiamo di conseguenza, è lì che si compie la catastrofe.

È inevitabile che dopo un rifiuto ci si chiuda in sé stessi, serrando il proprio cuore a qualsiasi altra persona

La delusione, la tristezza, il continuo porsi domande e perché su un rifiuto sono tormenti inevitabili che ci fanno chiudere, per un momento breve o lungo che sia, i nostri rapporti col mondo esterno. Inoltre, più si dilunga la chiusura, più il nostro dolore non è più rivolto a quell’amore mancato e rifiutato ma alla nostra incapacità di poter dare ancora amore.

Gray, in questo caso, ci fornisce un’altra definizione di questo “fenomeno”:

Poi, quando ci aggrappiamo ai vari motivi per i quali teniamo chiuso il nostro cuore, il risultato è che continuiamo a provare un dolore profondo. Ma stavolta non si tratta più del dolore profondo causato da un altro: è il dolore che nasce dal trattenere il nostro amore. La più grande sofferenza emotiva che possiamo provare nella vita nasce quando smettiamo di condividere il nostro amore con le persone che più amiamo.

Amare è sempre un rischio e quando si soffre per amore non è facile riprendersi in poco tempo e ricominciare. Bisogna crederci perché l’unica cosa che ci tiene vivi è l’AMORE.

Alla prossima!

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