“Amore”, gelosie ed amicizie nella dipendenza affettiva.

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Nel precedente articolo, (clicca qui per leggerlo) ho affrontato in maniera globale il problema della dipendenza affettiva, individuandone le caratteristiche fondamentali nella paura dell’abbandono, mancanza di autostima e sottomissione. Qui, invece, focalizzerò l’attenzione sulle modalità con cui il dipendente affettivo affronta le relazioni e sul ruolo che la gelosia gioca in esse.

Cos’è l’amore per il dipendente affettivo?

Il dipendente affettivo è un amante attento: si preoccupa più dei bisogni del partner che dei suoi (anche a letto) e trae sollievo solo dal piacere altrui. Tende ad eclissarsi nella sua ombra: dimentica sé stesso, sacrifica la carriera e i progetti personali per dedicarsi a quelli dell’altro e garantire la sua completa disponibilità. Il suo unico scopo è dedicarsi alla vita di coppia con anima e corpo. Nonostante si renda indispensabile, un supporto costante, finisce per essere dato per scontato e marcire nell’indifferenza. Arriva a sentirsi svuotato, ma la paura dell’abbandono e della solitudine sono più forti e lo intrappolano in relazioni malsane.

Ama in maniera smisurata, ma non gratuitamente: l’altro deve ripagarlo col suo tempo e le sue energie, altrimenti passa alla manipolazione per rafforzare artificialmente il loro legame. Indipendentemente dalla personalità del partner, desidera cambiarlo, nutre ambizioni e sogni sempre più grandi nei suoi confronti. Lo imita, senza mai superarlo.

 

La Gelosia

Solitamente è geloso, ossessionato dall’altro fino al punto di sviluppare atteggiamenti quasi patologici, possessivi e controllanti. Il complesso d’inferiorità che prova gli fa credere di non essere all’altezza: l’ansia lo divora quotidianamente, lo porta ad essere sempre più diffidente e ad isolare il partner per paura di perderlo. La gelosia lede i rapporti, ne dà una visione distorta e, contrariamente alle aspettative del dipendente affettivo, accelera il processo di allontanamento del partner.

Dipendenza affettiva e gelosia, in genere, sono collegate e originano una miscela esplosiva; tuttavia, tale condizione non è necessariamente presente in tutti i rapporti che il dipendente affettivo instaura o, perlomeno, con la stessa intensità. Alcuni dipendenti affettivi non sviluppano forme di gelosia, mentre altri possono passare le giornate a ipotizzare scenari catastrofici nell’attesa che ritorni la persona amata.
È bene precisare che si può essere gelosi senza essere dipendenti affettivi.

Una delle caratteristiche del dipendente affettivo è la straordinaria tolleranza dell’intollerabile. La sua scarsa autostima lo porta ad avere una soglia così elevata da riuscire ad accettare situazioni (talvolta anche episodi di violenza) che molta gente non sopporterebbe o a cui reagirebbe diversamente, ad esempio troncando la relazione. Non gli importa di essere preso in giro o tradito; nulla è paragonabile alla sofferenza che deriverebbe dalla possibilità di essere abbandonato o sostituito. Nonostante il rapporto sia inappagante e fonte di insoddisfazione, riesce ad amare per due, anche quando l’amore è solo un vago ricordo. Cerca di nascondere la gelosia fingendo di essere molto indipendente, perché se ne vergogna e crede che lo renda vulnerabile e privo d’interesse.

Quando arriva al limite, la gelosia può esplodere in crisi che si manifestano con pianti, interrogatori e pedinamenti, oppure rimpianti e tentativi di riconciliazione. Ci sono casi in cui, per alleviare la collera, il dipendente cerca sollievo provando altre forme di dipendenza, oppure mettendo in atto piccole vendette, come l’infedeltà preventiva, o conflitti per attirare l’attenzione del partner. In altri casi, invece, matura l’idea di sacrificare una relazione per evitare di soffrire, ecco che la gelosia trasforma l’amore in un nemico e lo porta a riprendere in mano la sua vita. Nel caso in cui venga lasciato, il dipendente affettivo può trascorrere anni in attesa che il partner ritorni, vivendo in uno stato di lutto interminabile, in bilico tra il “non poter vivere con” e il “non poter vivere senza”.

Il dipendente affettivo e l’amicizia

Il dipendente affettivo è l’amico che non ha orari, sempre disponibile, flessibile e devoto. Anche nell’amicizia, vive relazioni asimmetriche, in cui relega sé stesso in secondo piano e impiega tutte le energie per compiacere gli amici, provvedere ai loro bisogni e guadagnarsi la loro fedeltà. Accoglie quasi tutte le loro richieste, uscendo anche quando non ne ha voglia. Fa regali di continuo, offre le consumazioni…insomma, compra l’amicizia degli altri perché crede di non meritarne l’affetto.

Dopo la fine di una relazione, instaura un rapporto simbiotico con un amico a cui è particolarmente legato: lo segue ovunque e attende con ansia il momento che lo separa dal loro prossimo incontro. Tutto ciò per tentare di colmare il nuovo vuoto che si è insidiato. Vive l’amicizia quasi come l’amore, con una tale intensità da assorbire i problemi dell’altro e farli propri, trovando soluzioni che non si sogna di cercare nemmeno per sé stesso; si propone di aiutarlo quando lui stesso ne avrebbe bisogno. In un’amicizia simbiotica, il dipendente affettivo può sviluppare un germe di gelosia e le disattenzioni dell’amico vengono percepite come disinteresse nei suoi confronti. Il dolore si tramuta in piccole crisi, bronci, piccoli conflitti, rischiando ugualmente di soffocare e allontanare l’altro.

In conclusione, l’amore e l’amicizia unilaterali convincono il dipendente affettivo di essere stato sfruttato da persone che lo hanno ricambiato solo con indifferenza. Odia sentirsi così ma non può rinunciare a sentirsi indispensabile, necessario, utile.

Le alternative praticabili sono due: continuare ad alimentare la frustrazione e il vuoto interiore dati dalla dipendenza affettiva, oppure intraprendere un percorso di guarigione, imparando a volere bene prima sé stessi che gli altri. Alla prossima!

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